sabato 30 giugno 2012

Nessuna festa




Rimanere senza casa e senza studio per un tempo indeterminato, è un'esperienza tremenda.
Alzare gli occhi e non trovare più le piazze, le chiese, i luoghi d'incontro, il negozio sotto casa, i portici
del bar del caffè mattutino, è tristissimo.
Al contrario di ciò  che raccontano i telegiornali, non abbiamo festeggiato nemmeno la vittoria 
contro la Germania, anche se ci ha riempito d'orgoglio.
Il desiderio della festa, non lo sentiamo ancora.
Avrei voluto abitare in questo blog con leggerezza, con raccontini un pò  'sciocchini'
 per alleggerire una quotidianità un pò seriosa.
E invece no...è andata diversamente (per il momento).:-))

martedì 26 giugno 2012

Ci si è messo anche il terremoto.

Questo blog  non vuole proprio decollare. Prima mancava il  tempo.  Ora c'è il terremoto.
Il blog voleva essere una creatura semiseria, leggera, con alcune vignette 'fatta in casa'.
Ora manca la casa, il materiale per scrivere, disegnare e lavorare sul web.
Sigh!
...l'unica cosa che non manca è  la burocrazia lenta che non ci lascia ricominciare...

domenica 29 aprile 2012

AL LUPO, AL LUPO

  

L’autostrada era semideserta, probabilmente a causa del caldo spaziale, a causa dell’ora e causa del  giorno. Un giorno qualsiasi intorno a ferragosto, ore 15.

Coppelia infilato un Cd di  Fiorella Mannoia a tutto  volume nel lettore, cantava a gola spiegata, anche grazie al conforto dell’aria condizionata  .

All’uscita del casello di Verona,  fece una piccola pausa d’orientamento.

Doveva recarsi ad un deposito per recuperare ’materiale artistico’ proveniente da un evento conclusosi di recente.

Fortuna  volle che al terzo tentativo,  grazie al miracoloso intervento di Tom Tom,  i grandi capannoni del deposito,  dotati di tutto lo squallore di una periferia desolata, comparissero finalmente   sullo scherma del   parabrezza della monovolume di Coppelia.

 A prima vista, l’unico essere vivente che stazionava in loco , era uno splendido cane lupo alla catena.   

Coppelia dopo aver parcheggiato l’auto, si avvicinò al cane, che aveva un pelo splendido grigio/bianco, l’accarezzò sulla testa dicendogli dolcemente – Ma che bel lupetto sei!-

Il cane, con splendidi occhi quasi bianchi la fissò. Sembrava quasi interdetto.

Improvvisamente Coppelia udì alle sue spalle  una voce che gridava:-

- Signora! Signora faccia attenzione! Quello è un lupo vero.-

Coppelia guardò il  lupo e disse – Perbacco, ma sei proprio un bel lupetto.-

Chissà… forse era la prima volta che quel lupetto riceveva una carezza.

Mah! Che vita da lupi….


lunedì 5 marzo 2012

Quando un lutto diventa spettacolo




4 Marzo,  pranzo domenicale a casa di mamma.

Da due giorni la mammina di Coppelia, quasi ottantenne , è incollata

al televisore.

A fine pranzo, con le lacrime agli occhi chiede:

-          Quanto costa un mangiadischi? –



-Probabilmente sarà un po’ caro, ormai dovrebbe essere  considerato un

oggetto di modernariato.- Coppelia.



-          Cos’è il modernariato?- la mammina.



-…è che son trent’anni che non costruiscono più i mangiadischi.- Coppelia

-ma allora, come si fa ad  ascoltare i dischi?- la mammina.

-anche i dischi non ci sono più mamma. – Coppelia

- Io voglio comprare  tutti i dischi di  Lucio Dalla. – conclude la mamma.

-

venerdì 2 marzo 2012

ISTRUZIONI D'USO NELL'EVENTUALITA' CHE UN ANIMALE MOSTRUOSO SI INTRODUCA NELL'ABITACOLO DELLA VOSTRA AUTO.







 Sabato sera, invito a cena.
 Dopo una faticosa seduta di mezz' ora nel guardaroba, Coppelia,
alle prese con l' avvilente constatazione del ' non ho niente da mettermi ',
optò per i stravissuti jeans più maglioncino e decise finalmente di scendere in garage,
 per recuperare l' auto e partire.
 Uscita dal garage nel chiudere il portone constatò che la consueta nuvola
 Fantozziana le stava facendo l' occhiolino con i primo goccioloni
 che cadevano sulla piega appena fatta.
 Nel rientrare nell' abitacolo dell' auto estrasse il cellulare per avvisare gli amici
 che portava il solito ritardo; contemporaneamente udì un lamento straziante provenire dall' interno dell' auto.

 Cacciò un urlo e scese di corsa.
 L' amico al telefono, allarmato, le chiese cosa stava succedendo.
 Coppelia con voce strozzata gli rispose che un animale probabilmente
 mostruoso, forse un pipistrello od un topo era entrato nell' abitacolo dell' auto e
 si lamentava in modo straziante.
 Aggiunse anche che per nessuna ragione sarebbe rientrata nell' auto.
 Praticamente si trovava immobilizzata , sotto la pioggia con borsa e chiavi di casa sulla macchina ancora in moto e con lo sportello aperto.
 L' amico, impietosito, le disse che si sarebbe precipitato immediatamente in suo soccorso.
 Nonostante la buona volontà del soccorritore, la situazione imponeva che
 occorressero almeno un quarto d' ora / venti minuti, per raggiungere
 l' abitazione di Coppelia e certamente la sfortunatissima fanciulla nel frattempo non poteva abbandonare la macchina aperta ed in moto.
 Fu così che all' arrivo dell' amico, Coppella era più o meno somilante ad un naufrago
 scampato all' affondamento del Titanic.
 L' amico solerte, entrò in macchina ed iniziò a perlustrare l' abitacolo.
 Si sentì di nuovo il lamento, - è questo il lamento straziante? -chiese l'amico.
 - Si - rispose Coppelia.
 Con grande sorpresa di Coppelia l'amico iniziò a ridere a crepapelle.
 Calmatosi disse:
 - Questo è il tergicristallo posteriore, si lamenta perchè è  probabilmente difettoso -


lunedì 27 febbraio 2012

Avviso a chi vuol far carriera






Diceva la nonna saggia,' non è tutto oro ciò che luccica.'.

 Ebbene io dico com'è vero!..com'è vero.

 Infatti il ghiaccio luccica , ma è preferibile portarselo da casa.

Alcuni lustri or sono mi trovavo in pausa caffè nell' angusto

sgabuzzino predisposto all'uopo nell' azienda. Macchina caffè

  e frigorifero ad uso esclusivo per acqua e

 ghiaccio destinati al consiglio d'amministrazione (meno male).

 Ebbene, mentre stavo sorseggiando la schifosa brodaglia color caffè,

 entrò il fattorino incaricato all' apparecchiatura settimanale del

 tavolo del consiglio d' amministrazione.

 Preparò le bottigliette, i bicchieri, i tovagliolini di carta ed infine

 estrasse il ghiaccio dalle vaschette.

 Mise alcuni cubetti nel palmo della mano, sbottonò la camicia e deterse

 prima le ascelle poi il collo, rimise il ghiaccio nel portaghiaccio e portò

 il tutto in sala consiglio, apparecchiò per bene e salutò con inchino

 i consiglieri che stavano arrivando.

sabato 25 febbraio 2012

l'educazione sentimentale





Quando si dice ’70.

Correvano i bellissimi ’70 (….e come correvano!),e quella sera io e Lei, la fedele compagna,
l’unica, indimenticabile Goldrake dei salden del fiume nazionale,
ovvero fuoristrada scapottata, con decò a cuoricioni rossi e soprascritte
‘ ti voglio bene’, eravamo parcheggiate d’innanzi alla fontana luminosa
in prossimita’ del teatro.

Ovviamente era di” maggio “, era di notte, era un tripudio di olezzi a
tigli e gelsomini a go go.

Il trend d’epoca imponeva, gonna jeans inguinale con sottogonna
in tulle frù frù alla Bertè, camicia in SanGallo a pelle (la biancheria intima era aut,
il primo reggiseno lo indossai dopo i 40 per motivi tecnici), e occhiale da sole
con montatura bianca formato occhi di gatta (cioè diva holliwoodiana), il tutto
portato con estrema disinvoltura e stile.

Dunque dicevamo, ero parcheggiata sul posteriore della mia Goldrake, ed aspettavo
la Susy, che in teoria doveva seguirmi, con la
128 coupè, ultimo reperto del modello, di proprietà del suo fidanzato di cognome e di
fatto bagordo.

In programma il teatro ed al rientro dovevamo consegnare il coupè del bagordo al bagordo. Appunto.

10 minuti. Un quarto d’ora. Di Susy nessuna traccia. La folla davanti al teatro si era ridotta.
Che fare? Entrare, non entrare.
Ultimo giro di perlustrazione oculare.
Caspita! L’uomo dei sogni era parcheggiato sul posteriore della macchina accanto.
Un sogno. Modello Nick Drake 90%..
>>>>>>Non avevo più dubbi, era il caso d ‘aspettare la Susy, cioè almeno fino al momento in cui la situazione lo richiedeva.
Infatti, infatti il Nick Drake,che di nome faceva Pablo (frutto d’incrocio greco-americano) lì,lì mi rivolse la parola.

-Ciao – con accento anglo>americano.
-Ciao – il mio accento invece, con cantilena emiliana, da flop.

Pablo non ci fece caso, oppure lo trovò estremamente indigeno e sexy, già già questa è l’ipotesi migliore, perché la cosa ebbe sviluppi imprevedibili.

Dunque. Dialogo:

-Come ti chiami- lui
-Clea- io
-Aspetti qualcuno ?- lui
-Aspetto Susy, un’amica e tu ?- io
-Anch’io aspetto amici- lui.
Insomma la cosa aveva preso questa piega,-….e stava diventando interessante.

Solite frasi d’abbordaggio.
Sei straniero? Cosa fai qui in Italia?Ah studi medicina! Ecc..ecc….(io)
Come mai qui stasera? Ah, teatro! Nella vita cosa fai?Ecc. ecc. (lui)

bla bla bla e intanto facevo radiografia,
Era proprio tutto tutto perfetto lui.
E lui?
Forse radiografava me, ma probabile su scala diversa.
Beh!.. nel frattempo il teatro aveva chiuso le porte, il pubblico entrato e la Susy? Nessuna traccia.

Constatazione confermata dal Pablo, che cogliendo l’occasione da perfetto furbetto..,
-Ora che fai?- lui.
Boh! ..faccio io – torno a casa…-
-Mi daresti un passaggio in stazione?- (..in stazione?- Pensai).
-Certo. Sali- e gli indicai la mia Goldrake superstar, che lui aveva già ammirato con occhio luccicante.

Arrivati in stazione, dopo qualche minuto di silenzio…
-Uhm! Non c’è nessuno. Mi porti a casa?-
Che tipo però!.. . Che cavolo eravamo  venuti a fare in stazione…
.

Pablo  mi passò le indicazioni … … Che portarono ai grattacieli alveare sulla tangenziale
-Ecco! Sono arrivato- Pablo mi guardò sorridendo.
-Vuoi salire?-
- No, no grazie. Torno a casa- ero un po’ preoccupata per Susy, era il caso di perlustrare di nuovo la zona teatro.

Perlustrazione fallita. Solo nottambuli (tipo la sottoscritta)
Rientrando mi scappò l’occhio sul tappetino del sedile accanto.
Un sacchettino bianco che aveva tutta l’aria di essere estraneo al bailamme dell’abitacolo della mia Goldrake-
Un sacchettino di farmacia . Il Pablo aveva dimenticato il sacchetto dei medicinali sulla mia macchina.
Si rendeva necessaria la restituzione, Ah! ,,ma tu guarda il caso!,lo zampino….

……e fu così che l’indomani,,, mi ritrovai ai pedi dell’alveare sulla tangenziale,
in procinto di fare visita al Nick Drake 90% dei miei sogni.

‘Ti aspettavo!’ disse il Pablo al citofono.
(Woww!) pensai io. (Ma guarda un po’ che strategia. Woww wowww).
Ascensore. 5° piano. Lui sulla porta.-
- Forza entra- sorridendo.

Gesù! Gesù! Gesù! (figli di Maria non scrivetemi. Sono Atea. Trattasi di vezzo rubato a Woody Allen).
Gesù! La prima cosa che vidi entrando, ecco….un altare innalzato al dio Kamasutra.
Cioè una cosa a forma di collina a terrazze, colma di statuine in ceramica raffiguranti le varie posizioni del Kamasutra.
Il Pablo notò subito il mio stupore e mi tranquillizzò subito.
-Sono gay.- disse.
Cristo!,, tutte le mie aspettative in fumo. Questa dichiarazione mi servì da sedativo.
Visita all’appartamento, compresa camera da letto tappezzata di poster, beh insomma!,,si piena di machi ripresi sul lato B.
Passammo all’album di foto di famiglia. Tutto regolare. Mamma, papà e per sfondo una Grecia molto Grecia.
Thè di repertorio. Cataste di libri di medicina. Musica di sottofondo.
Un tranquillo pomeriggio di maggio.
-Ah!,,,a proposito…. –ad un certo punto il Pablo
-Sta arrivando un conoscente, a lui piacciono a tre e siccome ti stavo aspettando…ho pensato d’invitarlo ._
Per la miseria, non potevo crederci, forse avevo capito male.
-A tre?- feci io.
-Si.- disse lui – facciamo sesso in tre.
Oddio, oddio che ci facevo io tra due gay!
-Ehm! Veramente mi stanno aspettando,- risposi - avevo detto che mi fermavo pochi minuti,
i miei amici saranno incazzati.-
Raccolsi armi e bagagli infilai l ’ascensore e mi fiondai dal bagordo che abitava lì in città.
Raccontai l’accaduto al bagordo, che solidale come al solito si scompisciva dalle risate.
- Hai rimorchiato un marchettaro.
- Faceva marchette. In stazione non è sceso perché non c’erano clienti.- spiegò il bagordo.
- evidentemente, facevi al caso suo per un cliente dai gusti raffinati.- proseguì ridendo come un matto.
-E io che ci facevo tra due gay?- chiesi.
- Come , che ci facevi! Ma che cazzo, chissà cos’era disposto a sganciare
il conoscente- concluse il bagordo.



le utopie

le certezze