sabato 30 novembre 2013

>>> Udite udite







Annunciazione! Annunciazione!
Il Ritorno
Coppelia è tornata a casa.
Prossimamente scicchezzuole web
 a Go-Go.
  

mercoledì 9 ottobre 2013

>>>Il primo impiego non si scorda mai






A poco più di un mese  dalla fine delle scuole, Clea aveva già
trovato il suo primo impiego. Nonostante le alzatacce, la corriera,
2 autobus, il sabato mattina lavorativo, il corso all'IBM nella pausa
pranzo ed il rientro a casa non prima delle otto di sera, Clea era
entusiasta.  La nuova vita in città, l'autonomia, le nuove amicizie,
tutto proprio tutto, era molto eccitante. Le  piaceva la pausa del mezzogiorno,
quando scendeva dall'autobus in prossimità del Duomo  e comprava i
tramezzini al bar nell'angolo, percorreva poi a piedi un piccolo  tratto  della
Via Emilia e saliva all'ultimo piano di quell'antico palazzo, lassù, con vista
sui tetti della sua città. 2 ore di corso, e  poi di corsa in ufficio.
Ad essere sinceri, la vita in ufficio non era molto rilassata.
A quei tempi, le richieste alla pubblica amministrazione, le  pratiche
legali, ecc,. venivano  battute a macchina su carta bollata.
Le macchine da scrivere non erano dotate di cancelletto, non si
potevano fare cancellature e la carta bollata era costosa.
Il lavoro di Clea, consisteva, quasi esclusivamente, nel
battere domande a macchina su carta bollata e per
  completare, l'ufficio,  era aperto al pubblico. A compensare le tensioni accumulate
sulla tastiera della macchina da scrivere, fu  il  primo stipendio (allora in busta paga cartacea),
prima conferma di uno status di autonomia,
nonostante  quest'ultimo, risultasse appena sufficiente per coprire le spese
di viaggio e lo spuntino del mezzogiorno.
 In una grigia mattina all'inizio dell'inverno, mentre  Clea era concentratissima nella battitura
 a macchina di un documento, entrò in ufficio un
signore di mezza età (a quei tempi i quarantenni erano  già di mezza età, vedi Marchesi e
' che bella età la mezza età ' se non sapete chi era, vuol dire che non siete di mezza età). Questo signore
con la massima serietà e apparente tranquillità si avvicinò
al banco  e rivolgendosi al capufficio, casualmente e  fortunatamente in
 in sala pubblico, disse:
"Ho ammazzato mia moglie"
Tanto per precisare quello in questione, non era  un ufficio di polizia,ne
tanto  meno l'attività  che vi si svolgeva
aveva legami di qualsiasi tipo con addetti alla
pubblica sicurezza, ne all'ordine pubblico.
La Clea, a quel tempo, si trovava in quell'età in cui  si tende a vivere le esperienze in modo avventuroso,
quasi non fossero reali,  come se la drammaticità della situazione fosse una finzione.
'Caspita- pensò- costui è proprio fuori di testa.' e fingendo la massima indifferenza continuò a
battere sui tasti un pò a caso (ammettiamolo), mentre con un occhio sbirciava l'espressione  del
capufficio.  E meno male che per capufficio c'era il buon vecchio Gino che  affrontò la   situazione
con una calma ed una padronanza da fare invidia ad uno psicologo-criminologo di grande esperienza...
mentre lui era solo un ragioniere-
Dunque. Tornando ai fatti.
Il Gino mise a proprio agio il presunto uxoricida, impostando la conversazione in modo tutto naturale,
come si trattasse di un dialogo tranquillo tra persone in attesa in una sala d'aspetto.
"Ma come è successo? "chiese, come si trattasse di un banale incidente domestico.
Il tizio iniziò a raccontare in modo un pò confuso, ma con evidente sincerità  e sgomento, l'accaduto
svoltosi poco prima nel suo appartamento.
Raccontò  di una lite con la moglie che lo assillava da tempo con ripetute lamentele e richieste, raccontò
di aver perso il controllo e di aver colpito ripetutamente la moglie alla testa con una padella, fino a quando
la poveretta non era caduta a terra senza dare più segni di vita.
Il Gino cercò di tranquillizzarlo ripetendogli che si trattava di un incidente e  che probabilmente sua moglie
aveva bisogno di essere solamente curata.
 La pazienza del Gino fu immensa, non fu facile convincere il presunto uxoricida che la soluzione migliore era contattare un medico
per curare la moglie. Naturalmente una volta convinto ,
il Gino invece di chiamare il medico chiamò il 113. Il poveretto si lasciò poi portare via rassegnato.
La mattina proseguì con una breve chiusura dell'ufficio ed un happy hour nel bar vicino
con aperitivo analcolico e patatine, offerto dal Gino alla Clea che aveva imitato il self-control drl suo capo restandosene
buona buona e tranquilla alla sua scrivania.


P.s.:
Il giorno seguente la polizia informò il Gino e la Clea che fortunatamente la Signora  in questione,
vittima delle percosse ricevute dal marito era stata trovata senza conoscenza, ma ancora viva ed
era stata  ricoverata in ospedale con una prognosi di alcune settimane.

sabato 28 settembre 2013

>>>Coppelia intervista Coppelia - Serie interviste improbabili n.1






Coppelia Int: Le piacciono le interviste improbabili?

Coppelia Risp.:Tutto ciò che è improbabile è indefinito.
                Mi trovo bene nel variabile, con grandi sprazzi di sereno.

Coppelia Int.: Quindi ne deduco che l'indefinitezza dell'improbabile comporta
                        la variabilità a Lei gradita.  Giusto?


Coppelia Risp.: Giusto

Coppelia int.: Considerando il suo temperamento ed il suo pensiero variabile,ora che è giunta ormai al
                         limite dell'età forte, potrebbe raccontarci, pressapoco (in modo non definito) , quali sono le sue
                        riflessioni sulla vita, l'amore e la morte?

Coppelia Risp.:Uhhhh!  L'argomento è vastissimo ed universale, quindi richiede una risposta
                          sintetica.  A 18 anni avevo tutte le certezze. Ora nemmeno una.
                          Citando un blogger argutissimo, direi :" la massa corporea della mia persona
                           è direttamente proporzionale alla mia capacità d'incasinarmi la vita."

Coppelia int.: Ne deduco che non ha ancora fatto bilanci.

Coppelia Risp.: Veramente non ho nessuna intenzione di fare bilanci. E perchè mai?
                            Le probabilità di commettere errori non sono mai quantificabili, essendo
                            ancora sconosciuta la data della nostra morte.  Quindi vale la pena provarci
                            ancora.

Coppelia Int.: Le sue certezze a 18 anni?

Coppelia Risp.: Già iniziavo ad avere contraddizioni. Giudicavo in bianco o nero. Un si od un no.
                            e contemporaneamente volevo la fantasia al potere. Una vita a colori, e perchè no
                            giustizia, libertà e benessere per tutti. La morte della famiglia (Cooper)  e
                           vogliamoci tutti bene. Per non parlare poi dei miei obiettivi già pianificati ad 8 anni.
                           (e testardamente raggiunti).

Coppelia Int.:  Obiettivi pianificati a 8 anni? Non Le sembra di esagerare?

Coppelia Risp.: A volte ci sono scoperte che ti folgorano e sono complici. Aiutano ad individuare
                            i modelli della tua formazione.




giovedì 5 settembre 2013

>>>Se Freud sapesse










Di femminicidio se ne parla tanto;  la mia opinione è legata a
quella del buonsenso comune e non è il caso di elencare per
l'ennesima volta i sentimenti di sgomento e condanna nei
confronti di questo miserabile atto rivolto contro le donne.
La novità che ci sorprende, proprio nel nido della nostra
cultura occidentale ' evoluta' , è il lato inaspettato della chimica del
male attraverso gli attacchi all'acido.
Ultimamente la cronaca ha portato alla ribalta alcuni episodi
di donne  sfigurate dall'acido per mano di 'ex' che non hanno
accettato l'abbandono.
In una società dove quasi tutto è basato sull'immagine, dove
 la bellezza o la bella presenza corrispondono ad una
accettazione sociale in via preferenziale, sfigurare una
persona equivale ad escluderla dal  consenso sociale,
condannandola ad una triplice sofferenza, fisica ( a volte perdono
la vista), l'esclusione sociale e lo sguardo della gente.
Leggendo un articolo di Repubblica in merito ad una intervista
rilasciata dal Professor Veronesi, ho fatto diverse associazioni.
Trascrivo uno stralcio dell'intervista:


"I bisessuali domineranno l'umanità".
Il futuro secondo Umberto Veronesi

Donne e uomini assumono ruoli diversi nella società e con il tempo
questo modifica in modo profondo i comportamenti.
L'uomo si è fatto più sedentario e il suo ipotalamo manda meno stimoli all'ipofisi.
"In generale la diminuzione delle differenze fra generi ha come risultato
 una valorizzazione della  femminilità, fino a poco fa discriminata.
 Questo fattore può influire sul desiderio di cambiare  sesso, quasi sempre a favore  della donna"

Ora mi chiederete cosa c'entra Freud....Sig. Freud, ma come la mettiamo
con l'invidia del pene?

giovedì 15 agosto 2013

>>>Senza difese


















Alcuni mesi fa, ho letto il libro di Catherine Dunne,  "Quel che ora sappiamo".
Il romanzo narra una storia di bullismo raccontata dal punto di vista dei genitori
della vittima.
II libro è molto commovente. Ogni volta che i media denunciano episodi di bullismo finiti in tragedia,
ripenso alla storia narrata nel romanzo, dove si parla di bullismo virtuale, ma anche
di bullismo reale e fisico; la differenza è generazionale. Il primo vissuto tragicamente ai giorni nostri,
il secondo  vissuto dal padre della vittima nella metà del secolo scorso.
La sofferenza  è stata grande per entrambi, ma mentre per il protagonista l'epilogo è stato
tragico (suicidio), per il secondo c'è stato il superamento, anche se doloroso.
Spesso mi ritrovo a far considerazioni sull'argomento, sollecitata  dalle notizie che  ogni giorno
ci investono in materia.
Il bullismo di oggi si serve di mezzi molto sofisticati, come il web, sommato ad altre tecnologie
come il photoshop.
Il bullismo di ieri era circoscritto nelle scuole  o nelle piccole comunità sia sotto forma verbale che fisica. 
Gli adolescenti di oggi hanno un vissuto sul "morbido" rispetto alle generazioni precedenti; le scuole e
le famiglie a metà '900 e ritroso, erano più autoritarie ed era richiesta più disciplina.
Oggi i genitori sono più condiscendenti e molto protettivi.
(A questo punto inizio a notare i primi segni del mio invecchiamento, ripensando alle mie
battaglie post sessantottine contro autoritarismo ed il nozionismo. Vabbè.
Ora devo ammettere che i Prof più severi, ma bravi, sono stati i più amati, però non mancavano anche i severi ma stronzi)
Ritornando al bullismo, penso che i ragazzi delle generazioni precedenti erano più corazzati, anche se
devo ammettere che per gli adolescenti di oggi,  epoca in cui l'immagine viene al primo posto
nella scala dei  'valori ' , essere vittima di molestie e persecuzioni che intaccano la propria immagine
fisica e morale, gettata alla mercè di un pubblico immenso come quello del web, deve essere devastante.
Si tratta comunque di persone molto fragili, sia il perseguitato che i persecutori.
Il web offre però anche molte possibilità di difesa, niente può impedire alle vittime di divulgare a loro  volta
la propria immagine secondo la propria sensibilità e di informare sempre tramite web di essere vittima
di bullismo.
Mi rendo conto di fare considerazioni molto discutibili, essendo io priva di esperienza genitoriale, però
in qualità di osservatrice ho un'opinione che probabilmente alcuni conoscenti miei coetanei e genitori di figli
ormai grandicelli, potrebbero non gradire.
In particolare i figli di due coppie di conoscenti soffrono indubbiamente di disturbi  dell'alimentazione, in particolare una ragazza
ha problemi molto gravi:  l'anoressia
L'altra ragazza  ha problemi di sovrappeso.
Infine il figlio maschio di un'amica aveva problemi di aggressività.
Si tratta di famiglie tutte benestanti. Questi ragazzi non hanno mai dovuto affrontare personalmente problemi
di carattere pratico, assecondati in tutto e per tutto in  ogni desiderio. Problemi economici? Nessuno.
Problemi di lavoro? Lavoro in situazioni privilegiate. Problemi sentimentali? Apparentemente no. Le ragazze, entrambe
hanno vissuto storie di convivenza foraggiate dai genitori; casa, mantenimento, divertimenti....
Ma vi rendete conto! Questi ragazzi non fanno in tempo ad  esprimere un desiderio che... oplà.
 Non conoscono la bellezza e la soddisfazione della conquista, della lotta,  della realizzazione autonoma.
Sono senza difese.  Alla minima contrarietà si spezzano.

mercoledì 7 agosto 2013

>>>l'estetica della dignità







Probabilmente gli italiani hanno perso la loro risorsa migliore.
Il buon gusto.
Noi, si primeggiava nelle arti e nei mestieri, grazie probabilmente
 all'impareggiabile contributo della natura, molto  generosa
con il nostro paese.
Forse  proprio la natura aveva contribuito ad educare la nostra sensibilità
 estetica.
Poi è arrivata la televisione, è arrivata la televisione del biscione.
Occhi ed  orecchie degli italiani sempre incollati ai teleschermi
hanno perso di vista il mondo fuori, l'estetica della natura, i  suoni
della natura.
La funzione della TV fu sopravvalutata anche da un'intellettuale di
grande cultura come Umberto Eco, che pronosticava un miglioramento
della cultura delle masse proprio grazie a questo mezzo di comunicazione.
Si sbagliava.
La cultura che ci ha portato la televisione nell'ultimo trentennio si
sintetizza nei valori educativi sull'immagine e sul linguaggio esposti.
 L'immagine della donna espressa unicamente
nella sua funzione di oggetto e nella migliore delle ipotesi, come
 oggetto decorativo.
Il nuovo linguaggio, che detiene come emeriti precursori Sgarbi e Busi è
diventato un'accozzaglia di volgarità, maleducazione e soprattutto di
cattiveria e  violenza gratuiti.
Ma soprattutto il messaggio migliore è quello dell'estetica della dignità
che  ogni giorno ci regalano i nostri politici.


giovedì 1 agosto 2013

>>> Claustrofobia







>>>Claustrofobia


Era l'una di notte passata. Cosetta, appena coricata, al rientro da una cena con amiche, nel
dormiveglia, ripensava alle chiacchiere che avevano animato la serata e per l'ennesima
volta, si domandava come mai percepiva quella sensazione di disagio delle amiche, nei confronti
della sua beata singlitudine. 
Iniziò ad analizzare il suo status, confrontandolo con lo status delle amiche.
Da sempre viveva con la porta di casa praticamente aperta, chiudeva solamente prima di andare a dormire.
Era un antico vizio delle donne di famiglia, anche la nonna aveva sempre la porta aperta sulla piazzetta
del paese  ad un tiro di voce con il salumiere e la lattaia.
La porta era aperta anche quando in casa non c'era nessuno. Si poteva entrare tranquillamente e prendere un bicchiere d'acqua o una mela.
Si poteva anche rubare una rosa dalla microscopica aiuola accanto alla porta.
Erano anni diversi, però non tanto, si trattava già degli anni '80 e ritroso. Stesse abitudini a casa dei suoi
genitori. Cosetta ricordava le notti estive in cui si dormiva tranquillamente con la porta spalancata.
In contrasto con questa 'bella' abitudine Cosetta doveva ammettere che non amava coabitare con amici o compagni di vita
per più di due o tre giorni. Già al secondo giorno di convivenza, iniziavano gli attacchi di claustrofobia che
culminavano in sensazioni di vero e proprio fastidio, un vero attacco alla propria privacy ed alla propria libertà.
Cosa c'era di sbagliato nel volere gestire la propria vita ed il proprio tempo in completa libertà e autonomia?
Si rendeva benissimo conto che la sua insofferenza nei confronti della gestione del compromesso
era sfacciato egoismo, ma  non riusciva a comprendere il motivo per cui le sue scelte disturbavano tanto gli
amici. Tra i tanti benefici del suo status era il benessere che provava nei momenti di solitudine fisica, anzi
doveva ammettere con se stessa che sola non sentiva sensazioni di solitudine, al contrario  spesso
in compagnia di amici si sentiva sola. La vita affettiva e sentimentale era senza forzature.
"Senza polvere e senza peso" (rubata alla poetessa Gualtieri) era la descrizione perfetta della sua vita sentimentale.
Il senza peso inteso in senso positivo, non in senso letterale 'leggerezza', ma senza macigni da portare sul cuore.
La cosa che non riusciva a comprendere era che le critiche al suo status, provenivano da amiche che
lamentavano una vita di coppia triste, giustificata dalla paura della solitudine o dal bene per i figli.
A questo punto Cosetta si stiracchiò come un gatto, pian piano chiuse le palpebre e si arrese
ad  un morbido sonno.