venerdì 14 dicembre 2012

>Coppelia e i sui geni






Spogliarsi della parte più ragionevole di sè, era sempre stato il
sogno rivoluzionario di Coppelia.  Ahimè, nonostante l'incomparabile
fortuna di esserci e di  vivere le mutazioni che seguirono i moti sessantottini,
probabilmente per assicurarsi una comoda sopravvivenza *_-, Coppelia aveva sempre
mantenuto una 'guardia' alta nei confronti degli estremismi, degli  integralismi e anche
degl'indottrinamenti con il paraocchi. Comportamento mantenuto sia nelle situazioni
estreme, sia nella cerchia delle sue amicizie più soft e 'casalinghe' .
Dovete sapere che la sua cerchia delle amicizie 'soft/casalinghe'  era composta dal
famoso gruppo filo-reich-iano, dei già conosciuti: Coppelia, il  Rospo
(soprannominato Filoreich),  Pane, la  Claudette, il  Gian (che meriterebbe un racconto a
parte)  ed infine il Tiziano. Coppelia ed il Rospo erano culturalmente  quasi  autodidatti, Coppelia era
del partito dell'autocontestazione e dello smantellamento delle certezze altrui, il
Rospo   era l'indottrinato ed il predicatore, Pane il discepolo del Rospo, la Claudette
discepola del  Rospo  con all'attivo anche un  breve militanza nelle pantere rosa,  il Gian la
persona più colta e più folle che sia mai vissuta a cavallo  dei salden del Po
 ed infine il Tiziano apparentemente nichilista sofferto.
Tra cene e rincorse sui salden del fiume nazionale, tra  le
osterie di una Bologna  in fermento, le delusioni di un '77  sulla via del declino, si ragionava e sragionava di vita, morte,
politica e filosofia e anche di sciocchezzuole varie.
Coppelia era considerata la borghese del gruppo a causa della grave colpa di essere una LAVORATRICE
a tempo pieno e proprietaria di una lussuosa due cavalli detta Goldrake
Il Rospo compagno molto alternativo di Coppelia, era precario. Pane in  cerca di lavoro.
Claudette fuoricorso perenne con futuro vitalizio assicurato dai genitori.
il Gian misantropo, anche lui con rendita vitalizia (aveva già trascorso per metà il cammin della sua vita,
secondo Dante, ma per il destino era quasi giunto al capolinea).
Infine il Tiziano laureando in legge.
Ebbene, questa allegra compagnia trascorreva nottate in bianco impegnata in discussioni accese, ed
anche in altre cose  leggiadre,  meritevoli di racconti a parte.
Per un paio d'anni Reich fu il filo conduttore dei ragionamenti vari del gruppo, osteggiati dai tentativi
di smantellamento Cooperiani della Coppelia. Poi con l'avvicinarsi dell'età matura, si fa per dire,  le cose
presero una strana piega.
Coppelia più che soddisfatta del suo rapporto giocoso  e disimpegnato con il Rospo, quando il malcapitato
improvvisamente una sera le chiese di ufficializzare in modo serio il loro rapporto, credendo si
trattasse di una battuta  iniziò a ridere a crepapelle. Quando si accorse di aver male interpretato la
richiesta del Rospo era troppo tardi, ormai lo aveva già ferito. D'altronde anche un onesto rifiuto, ben
argomentato, avrebbe ottenuto un  risultato ugualmente mortificante per il Rospo, che a quanto pare non se lo aspettava.
Pur essendo dispiaciuta Coppelia, non riusciva a spiegarsi lo strano comportamento del Rospo, eppure
aveva sempre creduto che il Rospo condividesse più o meno il suo sentire. A lei piaceva il proprio corpo
e la propria mente così vivaci nella loro  irrequietezza, e l'indocilità della sua immaginazione che la faceva sentire così libera
 e perchè no, che bella,  l'euforia degli ormoni in giostra.
 Perchè mai avrebbe dovuto mortificare questo stato di leggerezza per pianificare un futuro che immaginava
ancora carico di sorprese e mutamenti. Il Rospo finse indifferenza e  per alcuni mesi continuarono  come nulla fosse,  il
loro rapporto d'amicizia. Trascorsi 6 o 7 mesi il Rospo presentò al gruppo la sua nuova compagna, appena
sedicenne. Nulla cambiò nei rapporti del gruppo, Coppelia non si dispiacque,  le sembrò naturale ed infatti, dopo pochi mesi
anche lei aveva un nuovo compagno. Ciò che invece dispiacque a Coppelia, fu l'evolversi del vissuto  dei vecchi compagni.
Il Rospo indottrinò per benino la ragazzina, la sposò, la costrinse a casa, a fare la casalinga, a fare lo sfoglio ed a curare
il giardino, mentre  lei aveva finito gli studi e avrebbe potuto intraprendere una carriera nel settore paramedico,
A quarant'anni  il Rospo si ammalò di cancro e morì, la sua compagna si portò il peso del dolore per la perdita del suo
padre e padrone  ed il peso  di rimanere all'improvviso senza arte ne parte, senza una lavoro gratificante  e fu
così costretta ad accettare  un lavoro di commessa.
Il Pane trovò un lavoro a tempo indeterminato e sposò una straniera dell'est. Il Tiziano sposò la figlia di un
facoltoso avvocato di una città vicina e divenne un pezzo grosso della Banca d'Italia.
La Claudette fece un figlio a spese dei genitori che tanto  disprezzava, si   sistemò sul divano di casa e non si mosse
più, sui cinquant'anni decise di indossare i panni della  benestante, grazie al generoso vitalizio procuratole dai genitori e
si dichiarò fan del Caballero Misterioso.
Il Gian quando fu presentato al nuovo compagno della Coppelia,  che era un pochettino più giovane di lei, esordì con la  nota poesia di
Cecco Angiolieri

S'i fossi foco,  arderei 'l mondo
s'i fossi vento, lo tempesterei
s'i fossi acqua, lo annegherei
s'i fossi Dio, manderei l'en profondo

s' i fossi papa, sarre' allor giocondo
chè tutti cristiani imbrigherei
s'i fossi 'mperator, sa che farei?
a tutti mozzerei lo capo a tondo

S'i fossi morte, anderei da mio padre
s'i fossi vita, fuggirei da lui
similmente farìa da mi' madre

S'i fossi Cecco, com'i' sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui.




Morì qualche tempo dopo con una malattia al cuore,  dopo essere stato per alcuni mesi l'incubo delle suore nell'ospedale
dove era stato ricoverato.
Coppelia non aveva nessuna intenzione  di lasciarsi andare in balia di quel senso di disincanto che aveva corrotto i
sui amici.  Nonostante il compromesso 'borghese'  accettato  nella  sua giovinezza, nonostante le espressioni sprezzanti,
che venivano lanciate nei confronti del  'vile' lavoro che svolgeva, mantenne sempre lo stato di  grazia che premia le
persone curiose che lottano per ottenere ciò che desiderano....e fu così che Coppelia avvicinatasi alla soglia della terza
età ,dopo aver letto un articolo sul Venerdi di Repubblica che sosteneva che è il nostro DNA ,e che sono i  nostri geni a predisporre
il nostro orientamento progressista o conservatore nella vita, si ritrovò a ringraziare i propri geni per averle regalato una vita
tutta da camminare e non con il naso appoggiato al vetro di una finestra sprecata ad invidiare la vita degli altri. 








6 commenti:

  1. grazie geni di averci dato Coppelia

    RispondiElimina
  2. per la miseria Dr. Soffio, ho postato senza rileggere. Ho lasciato tanti errori. Ci penserò domani....

    RispondiElimina
  3. Mi perdo nelle ascendenze e discendenze, per la fretta che ho.
    Ha ben detto mi Soffio. Si potrebbero lodare ancor di più i geni, se fosse possibile andare oltre alle gambe, che pure apprezziamo, nella visione....
    In cima alla luna!!! ( E' un augurio di ogni bene ).

    RispondiElimina
  4. Poeta, bischero di un bacchettone. Ma, ma •..in un'epoca di edonismo berlusconiano, come si fa ad ottenere visibilità?...Uh! Mostri anche lei le sue *_-. Grazie Anche per Lei tutto il bene del mondo. (Non si depili però a noi piacciono i maschietti villosi).

    RispondiElimina
  5. Mamma....è proprio vero...lei è una dominatrice....scappo..mi intimidisce...
    A proposito del pelo fulvo, conosce così profondamente Mr. Soffio???
    Auguri, ma non da un bacchettone. Da un mangiapreti.

    RispondiElimina
  6. Per la miseria, nemmeno il Dr. Soffio riesce ad intimidirla, ed io...tutto merito della cossscia.
    (Tranquillo non conosco il Dr. Soffio. Sono inciampata nel suo blog per caso. Però la tela la terrei d'occhio)

    RispondiElimina

DIMMI