domenica 15 dicembre 2013

>>>libri






Per chi si lascia ammanettare dai sensi di colpa, almeno per le urgenze,
scrivere, tenere un blog, diventa un lavoro da sfaccendati. Coppelia  era
ammanettata ormai da un paio di mesi.  Ore e ore di pulizie nella polvere di
un anno e mezzo, la mente libera ad elaborare i ricordi che cadevano
 dentro le mani sporche. Quando arrivò il turno delle librerie, dei libri, le sembrò
di  essere  ormai a buon punto. Un migliaio di libri, circa, senza contare le
riviste, che erano state destinate al macero. I libri erano stati sballottati a bracciate
da muratori, falegnami, pavimentisti senza nessuna protezione, in stanze, appartamenti
diversi in disordine sparso. Nonostante tutto, il loro odore era commovente.
Non solo odore, era profumo per Coppelia, che nonostante la sua naturale attitudine
al disordine, iniziò a spolverarli uno ad uno ed a stabilire per loro un ordine personalizzato.
Narrativa straniera,  classici stranieri  e libri d'arte nello studio. Narrativa Italiana nella libreria in camera.
Ritrovare i libri della sua formazione, fu un'esperienza da sciogliere il cuore.
Simone De Beauvoir, Marguerite Yourcenar, Oriana Fallaci, Elsa  Morante, Dacia Maraini,
Anais Nin e poi tutti i maschietti Sartre, Musil, Proust, Celine, Aragon, D.H. Laurence,
Durrel e poi a ritroso e  poi avanti. Tanti classici e tanto contemporaneo, per non parlar
di poesia.
Le muse della sua adolescenza senza alcun dubbio furono la Beauvoir, la Maraini, la
Fallaci ed Anais Nin. Tanta emozione, per Coppelia, nel ripercorrere percorsi in compagnia di questi
modelli stupendi. Sfogliare di nuovo quelle pagine ingiallite, ancora con le orecchie segna pagina,
la portarono a considerare l'enorme fortuna che questi incontri
avevano contribuito alla maturazione del suo pensiero e del suo stile di vita.
Autonomia, curiosità, apertura.
La vita che voleva.
Ora, invece, curiosando tra gli scaffali delle librerie, Coppelia trova un'enorme quantità di narrativa
a suo giudizio demenziale e deprimente, seguita all'uscita dei 'best sellers' (?) le 50 sfumature.
Insomma, tutt'attorno un lezzo di dominati, dominatori e geishe e dai su fammi del male.
Ma come sono le ragazze di oggi?
Non leggeranno mica quella robaccia.
A questo punto Coppelia direbbe alla Nanni Moretti
"Facciamoci del male"


sabato 30 novembre 2013

>>> Udite udite

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Annunciazione! Annunciazione!
Il Ritorno
Coppelia è tornata a casa.
Prossimamente scicchezzuole web
 a Go-Go.
  

mercoledì 9 ottobre 2013

>>>Il primo impiego non si scorda mai






A poco più di un mese  dalla fine delle scuole, Clea aveva già
trovato il suo primo impiego. Nonostante le alzatacce, la corriera,
2 autobus, il sabato mattina lavorativo, il corso all'IBM nella pausa
pranzo ed il rientro a casa non prima delle otto di sera, Clea era
entusiasta.  La nuova vita in città, l'autonomia, le nuove amicizie,
tutto proprio tutto, era molto eccitante. Le  piaceva la pausa del mezzogiorno,
quando scendeva dall'autobus in prossimità del Duomo  e comprava i
tramezzini al bar nell'angolo, percorreva poi a piedi un piccolo  tratto  della
Via Emilia e saliva all'ultimo piano di quell'antico palazzo, lassù, con vista
sui tetti della sua città. 2 ore di corso, e  poi di corsa in ufficio.
Ad essere sinceri, la vita in ufficio non era molto rilassata.
A quei tempi, le richieste alla pubblica amministrazione, le  pratiche
legali, ecc,. venivano  battute a macchina su carta bollata.
Le macchine da scrivere non erano dotate di cancelletto, non si
potevano fare cancellature e la carta bollata era costosa.
Il lavoro di Clea, consisteva, quasi esclusivamente, nel
battere domande a macchina su carta bollata e per
  completare, l'ufficio,  era aperto al pubblico. A compensare le tensioni accumulate
sulla tastiera della macchina da scrivere, fu  il  primo stipendio (allora in busta paga cartacea),
prima conferma di uno status di autonomia,
nonostante  quest'ultimo, risultasse appena sufficiente per coprire le spese
di viaggio e lo spuntino del mezzogiorno.
 In una grigia mattina all'inizio dell'inverno, mentre  Clea era concentratissima nella battitura
 a macchina di un documento, entrò in ufficio un
signore di mezza età (a quei tempi i quarantenni erano  già di mezza età, vedi Marchesi e
' che bella età la mezza età ' se non sapete chi era, vuol dire che non siete di mezza età). Questo signore
con la massima serietà e apparente tranquillità si avvicinò
al banco  e rivolgendosi al capufficio, casualmente e  fortunatamente in
 in sala pubblico, disse:
"Ho ammazzato mia moglie"
Tanto per precisare quello in questione, non era  un ufficio di polizia,ne
tanto  meno l'attività  che vi si svolgeva
aveva legami di qualsiasi tipo con addetti alla
pubblica sicurezza, ne all'ordine pubblico.
La Clea, a quel tempo, si trovava in quell'età in cui  si tende a vivere le esperienze in modo avventuroso,
quasi non fossero reali,  come se la drammaticità della situazione fosse una finzione.
'Caspita- pensò- costui è proprio fuori di testa.' e fingendo la massima indifferenza continuò a
battere sui tasti un pò a caso (ammettiamolo), mentre con un occhio sbirciava l'espressione  del
capufficio.  E meno male che per capufficio c'era il buon vecchio Gino che  affrontò la   situazione
con una calma ed una padronanza da fare invidia ad uno psicologo-criminologo di grande esperienza...
mentre lui era solo un ragioniere-
Dunque. Tornando ai fatti.
Il Gino mise a proprio agio il presunto uxoricida, impostando la conversazione in modo tutto naturale,
come si trattasse di un dialogo tranquillo tra persone in attesa in una sala d'aspetto.
"Ma come è successo? "chiese, come si trattasse di un banale incidente domestico.
Il tizio iniziò a raccontare in modo un pò confuso, ma con evidente sincerità  e sgomento, l'accaduto
svoltosi poco prima nel suo appartamento.
Raccontò  di una lite con la moglie che lo assillava da tempo con ripetute lamentele e richieste, raccontò
di aver perso il controllo e di aver colpito ripetutamente la moglie alla testa con una padella, fino a quando
la poveretta non era caduta a terra senza dare più segni di vita.
Il Gino cercò di tranquillizzarlo ripetendogli che si trattava di un incidente e  che probabilmente sua moglie
aveva bisogno di essere solamente curata.
 La pazienza del Gino fu immensa, non fu facile convincere il presunto uxoricida che la soluzione migliore era contattare un medico
per curare la moglie. Naturalmente una volta convinto ,
il Gino invece di chiamare il medico chiamò il 113. Il poveretto si lasciò poi portare via rassegnato.
La mattina proseguì con una breve chiusura dell'ufficio ed un happy hour nel bar vicino
con aperitivo analcolico e patatine, offerto dal Gino alla Clea che aveva imitato il self-control drl suo capo restandosene
buona buona e tranquilla alla sua scrivania.


P.s.:
Il giorno seguente la polizia informò il Gino e la Clea che fortunatamente la Signora  in questione,
vittima delle percosse ricevute dal marito era stata trovata senza conoscenza, ma ancora viva ed
era stata  ricoverata in ospedale con una prognosi di alcune settimane.

sabato 28 settembre 2013

>>>Coppelia intervista Coppelia - Serie interviste improbabili n.1

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Coppelia Int: Le piacciono le interviste improbabili?

Coppelia Risp.:Tutto ciò che è improbabile è indefinito.
                Mi trovo bene nel variabile, con grandi sprazzi di sereno.

Coppelia Int.: Quindi ne deduco che l'indefinitezza dell'improbabile comporta
                        la variabilità a Lei gradita.  Giusto?


Coppelia Risp.: Giusto

Coppelia int.: Considerando il suo temperamento ed il suo pensiero variabile,ora che è giunta ormai al
                         limite dell'età forte, potrebbe raccontarci, pressapoco (in modo non definito) , quali sono le sue
                        riflessioni sulla vita, l'amore e la morte?

Coppelia Risp.:Uhhhh!  L'argomento è vastissimo ed universale, quindi richiede una risposta
                          sintetica.  A 18 anni avevo tutte le certezze. Ora nemmeno una.
                          Citando un blogger argutissimo, direi :" la massa corporea della mia persona
                           è direttamente proporzionale alla mia capacità d'incasinarmi la vita."

Coppelia int.: Ne deduco che non ha ancora fatto bilanci.

Coppelia Risp.: Veramente non ho nessuna intenzione di fare bilanci. E perchè mai?
                            Le probabilità di commettere errori non sono mai quantificabili, essendo
                            ancora sconosciuta la data della nostra morte.  Quindi vale la pena provarci
                            ancora.

Coppelia Int.: Le sue certezze a 18 anni?

Coppelia Risp.: Già iniziavo ad avere contraddizioni. Giudicavo in bianco o nero. Un si od un no.
                            e contemporaneamente volevo la fantasia al potere. Una vita a colori, e perchè no
                            giustizia, libertà e benessere per tutti. La morte della famiglia (Cooper)  e
                           vogliamoci tutti bene. Per non parlare poi dei miei obiettivi già pianificati ad 8 anni.
                           (e testardamente raggiunti).

Coppelia Int.:  Obiettivi pianificati a 8 anni? Non Le sembra di esagerare?

Coppelia Risp.: A volte ci sono scoperte che ti folgorano e sono complici. Aiutano ad individuare
                            i modelli della tua formazione.




giovedì 5 settembre 2013

>>>Se Freud sapesse










Di femminicidio se ne parla tanto;  la mia opinione è legata a
quella del buonsenso comune e non è il caso di elencare per
l'ennesima volta i sentimenti di sgomento e condanna nei
confronti di questo miserabile atto rivolto contro le donne.
La novità che ci sorprende, proprio nel nido della nostra
cultura occidentale ' evoluta' , è il lato inaspettato della chimica del
male attraverso gli attacchi all'acido.
Ultimamente la cronaca ha portato alla ribalta alcuni episodi
di donne  sfigurate dall'acido per mano di 'ex' che non hanno
accettato l'abbandono.
In una società dove quasi tutto è basato sull'immagine, dove
 la bellezza o la bella presenza corrispondono ad una
accettazione sociale in via preferenziale, sfigurare una
persona equivale ad escluderla dal  consenso sociale,
condannandola ad una triplice sofferenza, fisica ( a volte perdono
la vista), l'esclusione sociale e lo sguardo della gente.
Leggendo un articolo di Repubblica in merito ad una intervista
rilasciata dal Professor Veronesi, ho fatto diverse associazioni.
Trascrivo uno stralcio dell'intervista:


"I bisessuali domineranno l'umanità".
Il futuro secondo Umberto Veronesi

Donne e uomini assumono ruoli diversi nella società e con il tempo
questo modifica in modo profondo i comportamenti.
L'uomo si è fatto più sedentario e il suo ipotalamo manda meno stimoli all'ipofisi.
"In generale la diminuzione delle differenze fra generi ha come risultato
 una valorizzazione della  femminilità, fino a poco fa discriminata.
 Questo fattore può influire sul desiderio di cambiare  sesso, quasi sempre a favore  della donna"

Ora mi chiederete cosa c'entra Freud....Sig. Freud, ma come la mettiamo
con l'invidia del pene?

giovedì 15 agosto 2013

>>>Senza difese


















Alcuni mesi fa, ho letto il libro di Catherine Dunne,  "Quel che ora sappiamo".
Il romanzo narra una storia di bullismo raccontata dal punto di vista dei genitori
della vittima.
II libro è molto commovente. Ogni volta che i media denunciano episodi di bullismo finiti in tragedia,
ripenso alla storia narrata nel romanzo, dove si parla di bullismo virtuale, ma anche
di bullismo reale e fisico; la differenza è generazionale. Il primo vissuto tragicamente ai giorni nostri,
il secondo  vissuto dal padre della vittima nella metà del secolo scorso.
La sofferenza  è stata grande per entrambi, ma mentre per il protagonista l'epilogo è stato
tragico (suicidio), per il secondo c'è stato il superamento, anche se doloroso.
Spesso mi ritrovo a far considerazioni sull'argomento, sollecitata  dalle notizie che  ogni giorno
ci investono in materia.
Il bullismo di oggi si serve di mezzi molto sofisticati, come il web, sommato ad altre tecnologie
come il photoshop.
Il bullismo di ieri era circoscritto nelle scuole  o nelle piccole comunità sia sotto forma verbale che fisica. 
Gli adolescenti di oggi hanno un vissuto sul "morbido" rispetto alle generazioni precedenti; le scuole e
le famiglie a metà '900 e ritroso, erano più autoritarie ed era richiesta più disciplina.
Oggi i genitori sono più condiscendenti e molto protettivi.
(A questo punto inizio a notare i primi segni del mio invecchiamento, ripensando alle mie
battaglie post sessantottine contro autoritarismo ed il nozionismo. Vabbè.
Ora devo ammettere che i Prof più severi, ma bravi, sono stati i più amati, però non mancavano anche i severi ma stronzi)
Ritornando al bullismo, penso che i ragazzi delle generazioni precedenti erano più corazzati, anche se
devo ammettere che per gli adolescenti di oggi,  epoca in cui l'immagine viene al primo posto
nella scala dei  'valori ' , essere vittima di molestie e persecuzioni che intaccano la propria immagine
fisica e morale, gettata alla mercè di un pubblico immenso come quello del web, deve essere devastante.
Si tratta comunque di persone molto fragili, sia il perseguitato che i persecutori.
Il web offre però anche molte possibilità di difesa, niente può impedire alle vittime di divulgare a loro  volta
la propria immagine secondo la propria sensibilità e di informare sempre tramite web di essere vittima
di bullismo.
Mi rendo conto di fare considerazioni molto discutibili, essendo io priva di esperienza genitoriale, però
in qualità di osservatrice ho un'opinione che probabilmente alcuni conoscenti miei coetanei e genitori di figli
ormai grandicelli, potrebbero non gradire.
In particolare i figli di due coppie di conoscenti soffrono indubbiamente di disturbi  dell'alimentazione, in particolare una ragazza
ha problemi molto gravi:  l'anoressia
L'altra ragazza  ha problemi di sovrappeso.
Infine il figlio maschio di un'amica aveva problemi di aggressività.
Si tratta di famiglie tutte benestanti. Questi ragazzi non hanno mai dovuto affrontare personalmente problemi
di carattere pratico, assecondati in tutto e per tutto in  ogni desiderio. Problemi economici? Nessuno.
Problemi di lavoro? Lavoro in situazioni privilegiate. Problemi sentimentali? Apparentemente no. Le ragazze, entrambe
hanno vissuto storie di convivenza foraggiate dai genitori; casa, mantenimento, divertimenti....
Ma vi rendete conto! Questi ragazzi non fanno in tempo ad  esprimere un desiderio che... oplà.
 Non conoscono la bellezza e la soddisfazione della conquista, della lotta,  della realizzazione autonoma.
Sono senza difese.  Alla minima contrarietà si spezzano.

mercoledì 7 agosto 2013

>>>l'estetica della dignità







Probabilmente gli italiani hanno perso la loro risorsa migliore.
Il buon gusto.
Noi, si primeggiava nelle arti e nei mestieri, grazie probabilmente
 all'impareggiabile contributo della natura, molto  generosa
con il nostro paese.
Forse  proprio la natura aveva contribuito ad educare la nostra sensibilità
 estetica.
Poi è arrivata la televisione, è arrivata la televisione del biscione.
Occhi ed  orecchie degli italiani sempre incollati ai teleschermi
hanno perso di vista il mondo fuori, l'estetica della natura, i  suoni
della natura.
La funzione della TV fu sopravvalutata anche da un'intellettuale di
grande cultura come Umberto Eco, che pronosticava un miglioramento
della cultura delle masse proprio grazie a questo mezzo di comunicazione.
Si sbagliava.
La cultura che ci ha portato la televisione nell'ultimo trentennio si
sintetizza nei valori educativi sull'immagine e sul linguaggio esposti.
 L'immagine della donna espressa unicamente
nella sua funzione di oggetto e nella migliore delle ipotesi, come
 oggetto decorativo.
Il nuovo linguaggio, che detiene come emeriti precursori Sgarbi e Busi è
diventato un'accozzaglia di volgarità, maleducazione e soprattutto di
cattiveria e  violenza gratuiti.
Ma soprattutto il messaggio migliore è quello dell'estetica della dignità
che  ogni giorno ci regalano i nostri politici.


giovedì 1 agosto 2013

>>> Claustrofobia







>>>Claustrofobia


Era l'una di notte passata. Cosetta, appena coricata, al rientro da una cena con amiche, nel
dormiveglia, ripensava alle chiacchiere che avevano animato la serata e per l'ennesima
volta, si domandava come mai percepiva quella sensazione di disagio delle amiche, nei confronti
della sua beata singlitudine. 
Iniziò ad analizzare il suo status, confrontandolo con lo status delle amiche.
Da sempre viveva con la porta di casa praticamente aperta, chiudeva solamente prima di andare a dormire.
Era un antico vizio delle donne di famiglia, anche la nonna aveva sempre la porta aperta sulla piazzetta
del paese  ad un tiro di voce con il salumiere e la lattaia.
La porta era aperta anche quando in casa non c'era nessuno. Si poteva entrare tranquillamente e prendere un bicchiere d'acqua o una mela.
Si poteva anche rubare una rosa dalla microscopica aiuola accanto alla porta.
Erano anni diversi, però non tanto, si trattava già degli anni '80 e ritroso. Stesse abitudini a casa dei suoi
genitori. Cosetta ricordava le notti estive in cui si dormiva tranquillamente con la porta spalancata.
In contrasto con questa 'bella' abitudine Cosetta doveva ammettere che non amava coabitare con amici o compagni di vita
per più di due o tre giorni. Già al secondo giorno di convivenza, iniziavano gli attacchi di claustrofobia che
culminavano in sensazioni di vero e proprio fastidio, un vero attacco alla propria privacy ed alla propria libertà.
Cosa c'era di sbagliato nel volere gestire la propria vita ed il proprio tempo in completa libertà e autonomia?
Si rendeva benissimo conto che la sua insofferenza nei confronti della gestione del compromesso
era sfacciato egoismo, ma  non riusciva a comprendere il motivo per cui le sue scelte disturbavano tanto gli
amici. Tra i tanti benefici del suo status era il benessere che provava nei momenti di solitudine fisica, anzi
doveva ammettere con se stessa che sola non sentiva sensazioni di solitudine, al contrario  spesso
in compagnia di amici si sentiva sola. La vita affettiva e sentimentale era senza forzature.
"Senza polvere e senza peso" (rubata alla poetessa Gualtieri) era la descrizione perfetta della sua vita sentimentale.
Il senza peso inteso in senso positivo, non in senso letterale 'leggerezza', ma senza macigni da portare sul cuore.
La cosa che non riusciva a comprendere era che le critiche al suo status, provenivano da amiche che
lamentavano una vita di coppia triste, giustificata dalla paura della solitudine o dal bene per i figli.
A questo punto Cosetta si stiracchiò come un gatto, pian piano chiuse le palpebre e si arrese
ad  un morbido sonno.

mercoledì 24 luglio 2013

>>> della diverstà





>>> della diversità


Il decreto del fare è in votazione; tra le tante proposte, la legge sull'omofobia.
Secondo la mia sensibilità, anche la  diversità è un'opinione relativa. Non basta
certamente un banale post, per descriverla e per formulare una mia opinione
sufficientemente chiara e comprensiva di tutti i miei punti di vista.
Innanzitutto tengo a precisare che a mio parere  la diversità non è una colpa, nè
una malattia e nemmeno un delitto. La diversità per quel che mi riguarda è una lettura
spesso soggettiva dovuta alla sensibilità  di una comunità nei confronti di
 chi non ha caratteristiche fisiche,  mentali o psicologiche simili a quelle della maggioranza
dei componenti della stessa comunità. Di conseguenza viene considerato diversa
una persona con la carnagione scura in una comunità con prevalenza di persone
di carnagione chiara e viceversa diversa è una persona con carnagione chiara
che si ritrova in una comunità con carnagione scura. Stesso discorso riguarda
la sessualità, per esempio l'omosessualità,  considerata in alcune alcune
comunità in prevalenza eterosessuali addirittura una malattia o una perversione,
in una comunità in prevalenza omosessuale è la norma.
Con il modificarsi dei costumi e degli stili di vita, cambia anche il concetto di diversità,
per esempio per quanto riguarda la disabilità. Con l'aumento ed il protrarsi dell'invecchiamento della
popolazione  è ormai considerato 'normale' incontrare nelle vie dei centri abitati anziani
in carrozzina portati a passeggio. Gli anziani in carrozzina sono vissuti ormai
 come una condizione normale, mentre il portatore di difficoltà motorie, in carrozzina
o non, se giovane, pur avendo la stessa disabilità viene considerato diverso. Perchè?
Perchè il disabile per malattia o incidente rappresenta sempre una minoranza nella comunità, mentre
la vecchiaia ci riguarda tutti.
C'è anche una disabilità che non si vede,. La disabilità di coloro che non tollerano
diversità visibili, fisiche o d'opinione e questa è la disabilità peggiore, perchè
è la più difficile da guarire. Anche questa è una diversità.



P.S. A proposto di diversità, consiglio vivamente la lettura del libro da me pubblicizzato
 come lettura recente "Wonder di R.J Palacio"


mercoledì 17 luglio 2013

>>> una bella not9zia..vi prego




Che poi, dopo un anno di polvere, traslochi continuativi, sopravvivenza in spazi
minimi, per non parlar del resto, si riesca ancora a provar indignazione nei confronti
della classe politica italiana, non a causa del nostro stato di terremotati, che qui
ci rimbocchiam le maniche tutti i giorni, bensì per il degrado umano, culturale
ecc. ecc. delle istituzioni che ci rappresentano, mi sembra l'unica notizia
positiva del momento.
Tra una battaglia e l'altra con polvere e zanzare, mobili e suppellettili da spostare,
carte e scartoffie da portare in giro, si trova il tempo di scrivere al Presidente
Grasso che non vogliamo più essere rappresentati da  tanta volgarità, razzismo
e corruzione.
La Kyenge è nostra e ne siamo fieri. L'italiano lo parla benissimo, argomentando
 con misura e pertinenza.
Degli F35 non sappiam che farcene, tra l'altro pare anche  sian da rottamare.
Abbiam firmato tutti gli appelli di Saviano contro la mafia e contro i narcotrafficanti.
Siamo orgogliosi della Boldrini.
A questo punto vi chiederete: "Allora,... cosa c'è di nuovo?"
e io vi dico: " La bella notizie è che qui siamo ancora vivi, riusciamo ad indignarci
ancora e non  per il nostro stato di terremotati "

lunedì 1 luglio 2013

>>>dei poeti e dei filosofi






Dei poeti o dei  filosofi e pure  degli opinionisti, ovvero
a parer mio, quelle che vengono considerate verità indiscusse
sono soltanto punti di vista relativi.

Neruda dice:

"Lentamente muore
chi è infelice sul lavoro"

Parzialmente condivisibile.
Difficilmente c'è possibilità di scelta, c'è sempre
qualcuno costretto ad accettare lavori "infelici"
come pulire latrine pubbliche, scendere in miniera,
eseguire lavori nocivi alla salute.
Costoro sono votati all'infelicità totale?
Ci  si augura che qualche emozione
felice capiti anche a loro, forse per
qualcuno basterà rivedere il cielo azzurro
ed una boccata d'aria fresca, per mostrare occhi
che brillano in un volto nero di carbone.

Relativa, a parer mio, anche questa definizione della bellezza
presa in prestito da un blog amico:

"Ma la verità è che la Bellezza tace, non dice della sua proprietà, sfugge alla canonizzazione.
Essa unicamente opera, agisce. Conviene, dissipando ogni specificità di senso, ogni articolazione (pre)stabilita della direzione.

La Bellezza è già Bene, è già Buona.
La Bellezza è già confacente, adeguata alla misura, comoda, opportuna, propizia.

Agio. "


Sempre a parer mio, spesso la bellezza urla e comunque non tace.
Urla nella musica, nella poesia e qualche volta non è modesta.  Per esempio, la ruota del pavone
non è bellissima? ...eppur si "pavoneggia"....non è nemmeno detto che sia sempre buona,
considerando  anche la bontà un'opinione relativa.



giovedì 13 giugno 2013

>>>Ridicule





Il termine ridicule (francese) ha un'enorme quantità di sinonimi,
Tutti i sinonimi, seppur nelle diverse sfumature del significato, sono generati da una situazione  che crea imbarazzo sia al  malcapitato che allo spettatore.
La stessa situazione però, a mio avviso, può diventare ridicola oppure solo divertente a seconda di come viene gestito l'imbarazzo
da parte della vittima. Questo dipende molto dalla personalità dell'individuo, dalla quantità di autoironia che possiede, dal
carattere schietto ed estroverso o diffidente e poco incline al sorriso.
Un giorno ne troppo vicino, ne troppo lontano, comunque un giorno al di fuori della solita routine, alla Clea, che
stava  seguendo un nuovo corso d'aggiornamento, capitò di assistere ad un episodio che potrebbe essere considerato comico o semplicemente causa d’imbarazzo. Si trattava di uno di quei giorni di mezza vacanza dal lavoro, ma di estremo rischio 'pisolino' in quanto la didattica era esclusivamente nozionistica.
Al rientro dal solito break-pausa caffè, il relatore,  un tipo assai  'figo' , completo grigio, camicia e cravatta impeccabili ovviamente
firmati, scarpe a specchio, abbronzatura caraibica da lampada, taglio capelli ultima moda, insomma,
per farla breve, il classico 'arrivato', simbolo dell'uomo di successo, aveva ripreso la relazione interrotta dalla pausa.
La dialettica e la gestualità erano molto professionali ed
in contemporanea  l’esposizione  era accompagnata da una passeggiata del relatore che con molta eleganza si spostava da un’estremità all’altra dell’aula.
Nel momento in cui  voltò le spalle per raggiungere la cattedra, dove tra l'altro erano seduti i suoi collaboratori,  tutti i
partecipanti al corso, si accorsero che il malcapitato aveva un lembo del didietro della giacca firmata, infilato visibilmente
dentro le mutande. A questo punto  nell'aria si sentì quella particolare elettricità che si sviluppa quando c'è un'enorme
quantità d'ilarità trattenuta, ma non espressa per educazione. La Clea dopo l'inevitabile impatto del primo colpo d'occhio,
divertita dalla comicità della situazione,  iniziò a fare alcune considerazioni  ed iniziò a provare un pò di pena
per 'l'uomo di successo', che   sicuramente avrebbe  vissuto l'episodio negativamente, con l'imbarazzo del  ridicolo.
Era evidente infatti, che i rapporti con gli altri colleghi relatori non erano molto collaborativi e rilassati, probabilmente vivevano il malcapitato, come un arrivista, pieno di sè, come la sua gestualità ed il modo di porsi lasciavano supporre.
Quindi nessuno aveva dimostrato la buona intenzione di avvisarlo prima di entrare nell'aula.
Inoltre sicuramente si sentiva, sotto sotto,  la soddisfazione di ridicolizzarlo colpendolo

nell'autostima, trattandosi di persona molto concentrata sull'apparenza.

lunedì 10 giugno 2013

>>>la grande bellezza


Il film non l'ho ancora visto, ma spero di rimediare presto. Ho visto però una grande bellezza
in Paolo Sorrentino e Toni Servillo intervistati da Lilli Gruber. Due uomini, due teste
 estremamente affascinanti per intelligenza, personalità e semplicità.  Il Sorrentino
mi è sembrato addirittura timido o forse schivo nei confronti dei riflettori.
Con il loro linguaggio artistico, comprensivo di tutte le arti, hanno raccontato il
disagio dovuto ad un panorama umano e urbanistico brutto e decadente, un mondo
festaiolo, volgare, un vuoto asfittico decorato di lustrini e  tanta tanta stanchezza. Al  contrario
 le persone di  Sorrentino e Servillo, mi hanno portato
un pò di bellezza , o perlomeno un rimpianto di un mondo che vede la bellezza, che la costruisce
che la vive. Di un modo diverso di sentire la vita, nel viverla non  lobotomizzati
 con l'anestetico di una grande abbuffata. Un sentire di chi non sopporta più la mediocrità  grottesca di
di chi cerca di dissimulare l'infelicità con l'esibizione di una ricchezza pacchiana (vera o  falsa) ed il divertimento in
pillole.



PS: Oggi è una bella giornata. Hanno perso i grullini, i  celihodurtisti ed i burlesque.

giovedì 9 maggio 2013

>>>a proposito d'infedeltà



Leggendo il post 'argomento infedeltà' del Dr. Soffio, or ora mi ritorna in mente
un episodio accaduto realmente alla Clea.
Capitò alla Clea, in un giorno tiepido di maggio, di incontrare per caso l’uomo oggetto/soggetto
di una importante infatuazione post-adolescenziale. *_-
 L’incontro, a parte la sorpresa, non generò particolari turbamenti ormonali alla Clea, mentre stendiamo
un velo di privacy sui turbamenti dell’ormai matura controparte che chiameremo Piero.
Dunque, il Piero confidò alla vecchia “amica” di essere separato ormai da anni e chiese di
poterla incontrare ancora, ogni tanto, per fare due chiacchiere.
 Dopo qualche giorno il Piero, che apparteneva alla categoria ‘infedele seriale’, andò a trovare la Clea
e tra una chiacchiera e l’altra, estrasse dalla tasca alcuni fogli.
Si trattava di fotocopie di un diario. Il diario conteneva  bellissime poesie d’amore. La constatazione sorprendente era dovuta al fatto che le poesie erano tutte dedicate a Freddy Mercury. Clea sorridendo un po’ divertita,
chiese a Piero chi fosse l’autore delle poesie. Piero rispose che si trattava delle poesie scritte dalla sua ex moglie. Clea incredula gli chiese:
“ Non sarai mica geloso di Freddy Mercury per caso?..ma era gay e poi è morto.”
…e invece si. L’infedele seriale era geloso di Freddy Mercury.

martedì 7 maggio 2013

>>>


A  parte l’insostenibile opulenza e degrado della famigerata ‘casta’, e non è poco, il prototipo
dell’italiano medio, è decisamente orientato sul masochismo depresso o ridanciano-.
In Italia c’è tanta bella e brava gente, per non parlar di geni e talentuosi  che, dico io,
si potrebbe fare invidia a mezzo mondo.
Si tratta di talento distribuito con misura imparziale nel fare e nel disfare.
Talenti nelle arti e nei mestieri, ed anche grandi geni nelle scienze.
Allora, io mi chiedo, perché si sbava a corteggiar mediocrità straniere, per sbeffeggiare poi
in casa nostra,  il peggio che siam riusciti ad organizzare per mortificare chi del proprio
genio ci mette il meglio.
Ciò che più stupisce è il limite che spesso dimostrano gli stranieri nel criticare il
nostro ‘bel’ paese,  compreso scrittori di fama, che non si limitano a dissertare sull’abbandono o
sull’incuria   con i quali trattiamo i nostri ‘beni culturali” (e fin qui hanno ragione), ma che, con ridicola supponenza
criticano anche la qualità del nostro patrimonio artistico ed architettonico, osando
ripeto osando confronti,   per esempio, con  complessi architettonici americani.
Mi è capitato  di leggere nel diario di John Cheveer  alcune critiche
incredibili  rivolte alla qualità dei nostri beni artistici.
Da segnalare anche il polpettone di Gilbert Elizabeth, “ Mangia, prega , ama”, classificato come
Bestsellers (?) , nel quale si racconta del soggiorno dell’autrice in Italia in funzione della buona
cucina considerata terapeutica.  Questo libro che ho trovato noiosino, è infarcito di luoghi  comuni,
a mio parere,  quasi  ridicoli. La visione della cultura dei popoli (Italia, India, Indonesia)  limitata
alla funzione dei luoghi comuni che circolano su queste realtà, al contrario piene di storia e di cultura.
( Esiste anche la versione cinematografica con Julia Roberts)
Viceversa, noi italiani siamo esageratamente esterofili, ed importiamo usi e costumi, a mio parere, qualitativamente
certamente non migliori dei nostri.
Siamo disposti ad applaudire mediocrità, purchè sia straniera
Ad esempio, da alcuni anni, ho riscontrato, in occasione nelle mie uscite a teatro, in alcune
nostre  produzioni, una qualità superiore  rispetto alle produzioni straniere.
L’ Aterballetto del Teatro Emilia Romagna, a mio parere, da alcuni anni presenta lavori nettamente
superiori per tecnica, coreografia, scenografia, perfezione  della gestualità e sincronia, creatività, rispetto
alle opere delle compagnie estere.
Ed incredibile a vedersi, il pubblico Italiano premia con applausi ed ovazioni prolungate le compagnie americane e riserva
trattamenti più modesti ai nostri conterranei.


mercoledì 10 aprile 2013

>>>tanto per sgranchirsi





Ho conosciuto Pennac iniziando dal saggio 'Come un Romanzo', ed è nato subito
un grande amore.  Cito:
-Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla , ha potuto impedirmi di finire un
romanzo che mi piaceva.-
...e così succede anche a me.
Ho poi seguito tutte le vicende della strepitosa famiglia Malussène, composta dal
capo famiglia Benjamin,  di professione capro espiatorio e dai suoi simpaticissimi
fratelli nei diversi  romanzi scritti da Pennac.
Ho letto il suo penultimo romanzo "Diario di un corpo", l'ho trovato straordinario,
nella sua originalità ed al tempo stesso nella semplicità  e scorrevolezza della
scrittura. Il corpo viene analizzato con minuziosa curiosità in tutte le sue funzioni,
durante l'intero scorrere di una vita.  Le descrizioni sono garbate e fedeli, c'è
rispetto nei confronti dei bisogni e dello stupore nei confronti delle reazioni
agli stimoli diversi. L'idea è originalissima, perchè al contrario, tutto ciò
che riguarda il corpo viene circoscritto in genere,  nelle mansioni di manutenzione
di un involucro.
Sono convinta che Pennac  possegga un dono straordinario, quello di riuscire sempre a catturare l'interesse
di grandi e bambini (scrive anche racconti per bambini).
Per quel che mi riguarda l'amore per la lettura è nato all'improvviso, quando
ero ancora bambina. Mi ero trasferita da poco in un altro paese, scuola nuova
amiche nuove (terza elementare).
L'ambiente era diversissimo da quello che avevo appena lasciato.  Soprattutto
le case delle mie nuove compagne e lo stile di vita delle loro famiglie, m'incantarono
subito. Le loro case avevano lo studio, con tante librerie e tanti quadri nel salotto.
Erano vissute. Avevano delle sorelle più grandi che frequentavano l'università e si
vestivano come nei film americani. I pantaloni attillati e le ballerine.
Ascoltavano i Beatles e  Fabrizio De Andrè. Decisi allora  che da grande
avrei avuto una casa piena di libri e di quadri...e fu così che iniziai anche a leggere.

sabato 30 marzo 2013

>>>L'onda


>>> L'onda


Ultimamente mi  capita sempre più di frequente di fare 'strane' associazioni.
Non so se ad alcuni di voi è capitato  di leggere il libro o vedere il film
 "L'onda" di Dennis Gansel, ispirato al libro omonimo e  tratto da una storia
vera, avvenuta negli Stati Uniti in una scuola in California.
La trama tratta da Wikipendia:
 

***
-Durante la settimana a tema, un insegnante di una scuola superiore tedesca, Reiner Wenger, si trova a dover affrontare il tema dell'autocrazia, benché egli avesse preferito quello dell'anarchia, più vicino ai suoi ideali. Gli studenti, inizialmente annoiati dall'argomento, non credono possibile che una nuova dittatura possa essere instaurata nella moderna Germania, poiché la gente ha imparato dagli errori del passato. L'insegnante decide allora di organizzare un esperimento, in modo tale da dimostrare agli allievi come le masse possano essere facilmente manipolate.
L'esperimento coinvolge la classe stessa e ha inizio con la scelta di un leader, il quale viene individuato nell'insegnante, e l'imposizione di alcune regole basilari. Wenger per far sì che la classe cominci ad essere più unita, cambia la disposizione dei banchi, in modo tale che i gruppetti di amici vengano stravolti e gli studenti meno bravi possano trovarsi vicino a quelli più preparati, insegnandosi l'un l'altro e migliorando nel complesso i risultati della classe. Infine, quando gli studenti vogliono dire qualcosa ad alta voce, devono alzarsi in piedi e dare risposte brevi e concise. Wenger mostra inoltre ai suoi studenti come l'effetto di marciare all'unisono possa farli sentire un'unica entità.
Il passo successivo all'identificazione del gruppo, è quello di dargli un nome, scelto tra varie proposte degli studenti e selezionato tramite votazione. Viene scelto "L'onda" ("Die Welle"). Viene ideato anche un apposito logo. Ogni studente dovrà poi indossare una sorta di divisa, costituita da camicia bianca e jeans, in modo tale da rimuovere le distinzioni individuali e di classe. Inoltre viene inventato un saluto, ovvero la simulazione, fatta con il braccio destro, di un'onda. Due ragazze, Karo e Mona, non accettano le decisioni del gruppo e abbandonano l'esperimento, disgustate da come la classe abbia abbracciato in modo acritico gli ideali dell'Onda.
I ragazzi del gruppo iniziano a diffondere nell'intera città il logo dell'Onda per mezzo di adesivi e bombolette spray, verniciando addirittura le impalcature che nascondono il municipio. Iniziano, inoltre, a tenere feste in cui solo i membri del movimento sono autorizzati a partecipare, osteggiando e discriminando tutti gli altri. Un giovane in particolare, Tim, un ragazzo che sin dall'inizio del film si capisce essere insicuro, sottomesso al più forte e anche psicolabile, inizia a identificarsi in modo ossessivo col gruppo, visto che soltanto al suo interno riesce a sentirsi finalmente accettato. Egli si propone perfino di diventare la guardia del corpo di Wenger.
La forza dell'Onda è sempre più dirompente e ben presto il progetto sembra sfuggire di mano al suo stesso ideatore, il quale non riesce a porvi fine (Wenger, infatti, soffrendo di un complesso di inferiorità rispetto agli altri professori, si sentirà estremamente coinvolto dal gruppo, rendendosi "cieco" a quello che il gruppo sta in realtà diventando) prima che esso conduca a tragiche conseguenze. Alla fine, quando il professore deciderà di sciogliere il movimento, Tim, vedendo distrutta l'unica cosa in cui credeva, prima spara ad un membro dell'Onda, poi si uccide. L'iniziale convinzione degli studenti sull'impossibilità della nascita di una nuova dittatura in Germania risulta così clamorosamente e dolorosamente smentita dai fatti. Wenger, responsabile dell'accaduto, viene arrestato dalla polizia.
***






Ebbene, devo ammettere che il film mi turbò parecchio.
Da alcuni mesi mi capita di provare lo stesso disagio, quando

osservo attentamente il movimento dei grillini.
Aldilà di alcuni programmi portati in campo, molti dei quali pienamente
condivisi, non solo dalla sottoscritta, ma probabilmente da molte
altre persone, trovo evidente l'inadeguatezza dei propositi in
merito alle questioni di un'urgenza tragica che il nostro paese deve
affrontare.
Non mi sento rappresentata, dalla loro incompetenza supportata
da un'arroganza volgare, da una ridicola disciplina dettata
dalla retorica di un comico, infarcita di semplificazione
integrale da predicatore di bar di provincia, che sputa
su tutto senza un  briciolo di autocritica e coscienza in merito
alle stupidaggini che sta dicendo.
Mi vergogno immensamente per il linguaggio usato dal
Signor? Grillo, un'accozzaglia di volgarità, maleducazione
di invettive ed offese contro tutto e tutti.
Chissà perchè provo lo stesso disagio nell'udire questi due slogan:
-Vaffanculo  (grillino)
-Me ne frego (fascista)

giovedì 21 marzo 2013

>>>16 marzo






Il 16 marzo 1977 con il rapimento di Aldo Moro, iniziarono i nostri anni di piombo, a seguire ci  fu tangentopoli e poi
il famoso ventennio dell' edonismo berlusconiano durante il quale  si raggiunse l'apice della corruzione foraggiata da livelli
inquietanti di cattiveria, arroganza, maleducazione, ignoranza impacchettata in una lussuosa confezione patacca.
Il 16 marzo 2013,  35 anni  dopo, assisto incredula e commossa ad un avvenimento rivoluzionario per  la casa della nostra democrazia,
all'elezione ed all'insediamento dei due presidenti del nostro parlamento, camera e senato, nelle persone della Boldrini  e Grasso.
Nel 1977 io ero già grandicella, avevo già vissuto la mia rivoluzione sessantottina, ero immersa in disegni pieni di speranza  e
cambiamento. Credevo in un mondo migliore per tutti, in una società più giusta, nella libertà dell'individuo in una coscienza
sociale rivolta all'equità ed alla tolleranza.
Ricordo quel mattino di marzo del 77, come fosse  oggi. Lo stupore ed il gelo che paralizzò i miei sogni. La sensazione che
tutto ciò che mi circondava trattenesse il respiro, che tutto si fosse fermato.
Seguirono mesi tristissimi, il '77 appunto. La fine della nostra rivoluzione, la fine di Radio Alice, i carri armati a Bologna.
La  mia Goldrake,  fuoristrada superstar, che risaliva Via San Felice, mentre drappelli di ragazzi correvano  nel senso opposto.
Eravamo io e la Susy. Arrivate  sotto le due torri,  ricordo la Susy esclamare - Ma dove corrono Bifo e gli altri? ..guarda Calimero,
anche lui taglia per Via Zamboni.- poi arrivate all'incrocio con  Via Indipendenza la Susy iniziò ad urlare: -Non guardare a destra,
non guardare a  destra...vai per Santo Stefano...
Naturalmente io guardai subito a destra e vidi l'incredibile. I celerini schierati a scudo con manganelli che risalivano  Via indipendenza
a  poche  decine di metri dalla mia Goldrake.
Strade deserte presidiate dai carri armati i giorni seguenti.
Dopo 35 anni, il 16 marzo 2013, ho sentito per la prima volta, due alte cariche dello Stato parlare la mia stessa lingua. 


mercoledì 20 febbraio 2013

>>Quasi quasi mi scappa da ridere




       Oggi è arrivata la lettera del Cavaliere. La lettera dice che mi restituisce l'IMU.
Peccato che l'IMU io non l'ho pagata perchè ho la casa inagibile a causa del terremoto.
Il Cavaliere ci ha mandato anche la Bernini, che ci ha raccontato di non credere
alle promesse della sinistra, perchè i soldi per il rimborso del 100%  ai terremotati
non ci sono.
      Ma che birichini questi soldi! Scappano di qua e di là,  amano
la villeggiatura e finiscono sempre in paradisi/o.

      Quello che non capisco è perchè non mi tornano i conti....
   

lunedì 11 febbraio 2013

>>Tecniche di vendita






In questo ultimo ventennio il business dell'offerta di formazione comportamentale viaggia alla grande.
In prevalenza si tratta di corsi di formazione realizzati utilizzando teorie di psicologia
comportamentale  di base. Questi corsi vengono utilizzati per la formazione
dei dipendenti di grandi imprese, di catene commerciali,
di esercizi  in franchising. In sintesi si tratta di corsi destinati ad operatori con mansioni rivolte
alla vendita di servizi o merce di qualsiasi tipo.
Pur essendo numerose le aziende che si occupano di formazione, spesso, secondo la
mia opinione, utilizzano  gli stessi criteri e le stesse argomentazioni.
Il risultato è che la metà della popolazione che lavora nel ramo vendite ha usufruito
della stessa formazione.
Anni or sono partecipai ad un corso di tecniche di vendita per il settore presso il
quale lavoravo.  più o meno nello stesso periodo, anche mio fratello che lavorava
in tutt'altro settore fece un corso simile.
Tranquilli! Non svelerò i segreti di un buon venditore, anche se secondo la mia opinione,
i corsi non bastano. Ci sono persone che per empatia ed una buona dose di faccia
tosta riescono a vendere qualsiasi cosa. (Basta ascoltare la campagna elettorale)
Ci sono anche persone disposte ad ingoiare qualsiasi cosa, purchè sia una favola.
Il tema di base del corso era l'assertività ed il divieto assoluto dell'uso del 'no'.
In poche parole, funziona così, se un potenziale cliente si dimostra interessato ad un capo di
abbigliamento tipo maglione rosso, ma ti dice che lo preferirebbe  di colore blu, tu 
lo devi convincere  che il maglione rosso è perfetto per lui, il blu non gli donerebbe altrettanto.
Insomma lo devi convincer ad acquistare quello che tu gli vuoi vendere.
Il  relatore non era riuscito a convincermi del tutto ed alle mie rimostranze,
i partecipanti mi rivolsero il solito sguardo perplesso, come se si ritrovassero
davanti la solita aliena.
Raccontai che alcuni giorni prima ero entrata in un negozio per chiedere se lo stesso
piumino bianco esposto in vetrina era disponibile anche in nero.
La commessa mi disse che la versione in nero non era più disponibile.
Alle insistenze della commessa provai ugualmente il piumino bianco e me ne innamorai
subito, ma non ero disposta  ad acquistarlo perchè in precedenza avevo  già avuto un
capo simile ed aveva creato diversi  problemi ingiallendo ecc. ecc.
Nonostante  le lusinghe della commessa rifiutai e mentre mi avviavo verso l'uscita,
la furbetta mi disse:-Aspetti un attimo. Vado a controllare in magazzino. Non si sa mai- e dopo
qualche minuto si presentò  con il piumino nero che tanto desideravo.
La cosa mi disgustò talmente che a  malincuore uscii senza acquistarlo. La manipolazione
mi aveva irritata.
L'empatia della titolare di un altro negozio, invece mi convinceva ad  acquistare qualsiasi cosa.
Senza insistenza,  così con naturalezza, chiacchierando, le cose mi capitavano tra le mani
ed alla fine uscivo sempre da quel negozio con le buste piene.
In conclusione, ritornando al corso, provai ad obiettare che queste tecniche erano ormai talmente diffuse,
che utilizzate alla lettera, senza una personale predisposizione comunicativa del venditore, potevano essere
controproducenti,  in quanto percepite come manipolazione. 
Nessuna risposta da parte del relatore del corso.
Qualche tempo dopo   raccontai l'accaduto al fratellino. Venditore nato.
Il fratellino mi guardò con la solita espressione di compatimento.
- Te lo dico tutti i giorni come si fa. Guarda con mamma per esempio.
Io le do sempre ragione e faccio sempre come mi pare. Lei è contenta
lo stesso e mi adora. Tu contesti continuamente e la fai sempre arrabbiare.
Va sempre a finire che per metterla tranquilla  tu devi cedere.-

lunedì 4 febbraio 2013

>Sig:ra Robinson




La scorsa settimana ho rivisto per l'ennesima volta "IL LAUREATO" e  per l'ennesima volta
ho tifato per la Signora Robinson e ovviamente per Simon and Garfunkel.
Non si tratta di simpatia maturata con l'età, la  Signora Robinson mi piacque subito
anche all'epoca dell'uscita del film in Italia, quando io ero ancora  adolescente.
Ho sempre 'sentito' la sua disperazione di perdente. La sua fragilità di vittima dell'ipocrisia e del conformismo.
Non so perchè, ma mi ritrovo sempre controcorrente. Rimase sconcertato dal  mio giudizio, anche il mio  compagno di
trent'anni fa, quando ci capitò di rivedere il film insieme.
Benjamin a volte lo trovavo irritante, pur comprendendo  il suo malessere  esistenziale
rivolto appunto contro la società conformista dell'epoca, non sopportavo in lui
il perbenismo e la malafede. La mancanza di autocritica  ed il giudizio pregiudizio
nei confronti della Signora Robinson. Mi infastidiva l'assoluzione che dava a se stesso, anche
perchè quel grande amore che dichiarava per Elaine era sopra tutto una sfida alle convenzioni
sociali.  Giusta la rivolta, ma discutibili i mezzi.
La polemica sociale è blanda e contraddittoria. La figura del protagonista,  prende solo relativamente le distanze
 da quel mondo conformista, cui comunque appartiene e di cui non rifiuta i privilegi.
 La stessa tematica del conformismo è denunciata "dall'interno", in modo abbastanza generico e semplicistico

giovedì 31 gennaio 2013

>>Après Mai





"La rivoluzione del  '68 ha avuto un risultato estetico e non politico"  questa è l'opinione del regista Assayas, ma non è la mia. Il film è senza dubbio una
rivisitazione estetica fatta con grazia e garbo  di un movimento che a mio parere, invece, ha "rivoluzionato" il costume in generale e la condizione femminile in particolare.
Il film è amaro,e la visione dell'autore, a me pare di parte.
Assayas, il regista, appartiene indubbiamente all'alta borghesia parigina, altrettanto gli altri protagonisti della vicenda, come la fidanzata Laure . Molto maschilista è anche la visone
delle donne nel contesto.  Sembrano delle Groupie.
Ho sempre contestato chi ha dato una visione negativa dei movimenti sessantottini.
Se il '68  ha modificato estremamente in positivo la mia vita, suppongo che sia successo altrettanto per altre persone e credo non poche.
La 'rivoluzione culturale' c'è stata e chi la nega è un superficiale.
Grazie al '68 io sono diventata la persona che volevo essere, certamente la 'cultura' della nostra società, negli anni 50 e primi 60 non me lo avrebbe permesso.
> Nel film i personaggi maschili sono scettici, altalenanti nel proprio blando romanticismo e decidono delle loro vite in autonomia, le femmine sono più dipendenti, più insicure e hanno bisogno di un mentore, o banalmente un fidanzato, per appropriarsi di una posizione nel mondo.<
Più che altro questo mi  descrive la retromarcia dell'ultimo decennio.
Non voglio negare che per molti si è trattato proprio di un percorso di disagio giovanile e niente più, ma il regista ne fa un patchwork di eleganti luoghi comuni, sopratutto estetici, togliendo ogni incanto ad una generazione che ha modificato enormemente la cultura occidentale degli ultimi 50 anni.

domenica 13 gennaio 2013

>>porte della percezione








>>Piccoli grandi mostri.


A volte mi chiedo, se si tratta di  una conseguenza dell'età o se è colpa di una cultura generazionale.
Forse  i miei  canoni di 'bellezza' (dentro e fuori per intenderci) sono diventati obsoleti.
Insomma, sto diventando una vecchietta bisbetica e  criticona del genere 'non ci posso credere ...
ma son tutti fuori di testa?'  Ci son cose, che mi fan venire un bel magone.
Proprio non capisco le persone che si deformano  viso e corpo con sostanziose siringate di siliconi
e veleni   vari   per ottenere un aspetto a dir poco carnevalesco o per essere più sinceri , mostruoso.
Ci sono pure persone che stimo,  come Ornella Vanoni ora irriconoscibile. Anche i maschietti
comunque  non scherzano. Avete presente Mickey Rourke?  Keith  Richards, con
il suo vero faccin vissuto, paragonato a Rourke pare bello.  Mi capitasse di non riconoscere  più la mia faccia, davanti ad uno specchio
potrebbe essere, per me, solo un'esperienza da incubo, come perdere la mia identità.
Altra novità che mi lascia a dir poco sconcertata  è questa nuova moda delle sottomesse. Qui siam
proprio fuori di melone.  Ma ci vogliam fare proprio del male? Ma che roba è? >Si dai, fammi  del male,fammi  soffrire
umiliami, seppellisci  la mia autostima sotto due  metri di cazzate.  < ma diamo i numeri?
Non trascorre giorno che non ci sia una donna ammazzata da marito, compagno, fidanzato , donne
costrette ad implorare giustizia  e protezione per difendersi da violenze fisiche e psicologiche.
 Siamo ancora in attesa di pari  opportunità, di rispetto ecc. ecc.Per non parlare anche
dei paesi, in cui  le donne son meno di niente... e queste 'nuove' scimunite giocano alle sottomesse.
 La razza degli esseri umani, pare la razza più smemorata del pianeta.
Nessuna meraviglia se ora ci ritroviamo in lista nelle candidature delle elezioni politiche, le stesse facce,
le stesse alleanze che fino a ieri si gettavano fango ed insulti in faccia, gli stessi corrotti, gli stessi 
bugiardi.  Nessuna meraviglia  se li voteremo  ancora. Questi spettacoli  clawneschi, sono il 'nuovo'
concetto di 'bellezza' della contemporaneità.
Eh! "Non ci son più le stesse teste toste di una volta che hanno previsto tutto questo"
Vi ricordate Orwell  '1984', Huxley ' Il mondo nuovo'?
Che meraviglia di porte della percezione avevano costoro...avevano capito tutto.

domenica 6 gennaio 2013

>>dabbenaggine





Che gli Italiani siano autolesionisti,  direi proprio che  non ci sono dubbi.
Lo dimostriamo  proprio  in questo clima pre-elettorale,  anzi no, lo dimostriamo sempre.
Il guaio è che ci crediamo anche furbi.
I nostri guai li sbanderiamo al mondo e dopo  tanti mea culpa e piagnistei, li andiamo a cercare
di nuovo.
Ma ti pareva!  Or, volendo  essere obiettivi, neanche gli altri stati profumano di santità.
Proviamo un pò  a snocciolare nomi, prendiamo (per rimanere giusto in tempi abbastanza recenti)
un Reagan, un Nixon, un Mccarthy ( alla faccia dei  sognatori della California Dreams), prendiamo
una Goldman Sachs, prendiamo la sanità americana e gli sfrattati per strada.
Cambiamo luogo. Tralasciando gli orrori della Germania inizio 900, l'aquila teutonica non brilla tutt'ora di generosità.
Se hanno un problemino, per esempio i cetrioli velenosi, sbolognano la responsabilità alla Spagna,
se proprio non ci riescono ' dimenticano il problema '. Pure le mozzarelle blu, ma  tu guarda, gli
Italiani si lamentano per qualche mozzarella blu. Che ingrati!  Per non parlar di fonderie ....
Proviamo l'Inghilterra?..l'Irlanda? ..l'Olanda? che fanno? in odor di peccato..abbassano il volume.
E la patrimoniale?  L'Obama c'è riuscito al 2° mandato, udite udite...correva l'anno 2013.
Il caro Depardieu i benefici del cuore italiano  dei pelati Cirio, li esporta in Russia.


E  così tra  pizza, spaghetti ed il nostro caballero loro sghignazzano sui fatti nostri e si fanno i fatti loro.

A questo punto vi chiederete, bè!.. che c'è di nuovo?
Se non ci fosse  un Benigni che snocciola un nostro dignitoso passato recente e ci ricorda certe
 nostre invidiabili teste toste che hanno cucito una democrazia quasi perfetta, non mi stupirei
di tanta nostra dabbenaggine.
Ebbene quasi quasi scommetto che dopo tanta corruzione sbandierata, i  figli di Giussano si alleeranno
ancora con i Pirelloni, che i tutori antimafia si infangheranno vicendevolmente, che i grilli continueranno
a frinire, frinire, frinire e che in parlamento siederanno ancora ladri e cicisbei, perchè gli Italiani li voteranno ancora.